Da affezionatissimi a impegnatissimi

Sì è concluso il congresso di Possibile con la vittoria della mozione “A repentaglio” che ha ottenuto il 73,9% dei voti. Auguri a Beatrice Brignone e Andrea Maestri, nuovi Segretari del mio partito.

Li ringrazio di cuore per avermi pensato, offrendomi l’opportunità di far parte del Comitato Organizzativo nazionale.

Adesso tocca a noi riuscire a seminare, per far sì che qualcuno un giorno possa sedere all’ombra di un albero da noi piantato. E basta sfogliare indietro le pagine della nostra storia per apprezzare il significato del Noi e della nostra bella comunità politica. Siamo riusciti, nonostante gli ostacoli e le delusioni, a vivere la politica (anche quella misera) con il coraggio di chi quella politica la vorrebbe cambiare. Con la cultura, con nuove pratiche, con coerenza ma soprattutto con sentimento.

Per tutto questo, e per molto altro ancora, non posso concludere (o meglio iniziare) senza ringraziare Pippo Civati, per tutto quello che ci ha insegnato in questi anni. Ma soprattutto per averci tramutato da “affezionatissimi” a “impegnatissimi”, senza neanche disturbare.

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Le strade

Le strade che percorro sono quasi sempre le stesse. Lavoro, casa, caffè, pizzeria. Penso di conoscerle a memoria, salvo poi fermarmi a fissare un’abitazione mai notata prima per osservarne un particolare; una finestra illuminata, una porta con tende arancioni, un balcone pieno zeppo di piante, una crepa sulla facciata. Oppure di ascoltarne i rumori provenienti dall’interno; un cane che abbaia, un bambino che piange disperato, qualcuno che canta una hit inventando le parole del testo. E che strano – penso – qui vivono persone come me, con gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni. Non è una strada animata solo dai miei passi e dai miei pensieri. E d’un tratto mi rendo conto che quelle case, in quella via percorsa tutti i giorni, non sono il contorno delle mie passeggiate. Sono io a essere solo un passante in una vita che scorre tra l’indifferenza e l’egoismo contagioso e che, probabilmente, avrebbe bisogno di osservatori più attenti. Di passanti più umani.

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Contro l’odio, restiamo umani

Conosciamo una moltitudine di parole da utilizzare per rappresentare ciò che ci circonda. Siamo in grado di descrivere forma, dimensione, consistenza, profondità, colore di qualsiasi oggetto. Per gli odori usiamo spesso delle analogie; dalle più poetiche, come il profumo dei fiori, a quelli più orribili, come la puzza di rifiuti. Per i suoni andiamo addirittura d’imitazione, improvvisando insoliti versi onomatopeici. Ma per la descrizione delle sensazioni, di ciò che sentiamo dentro, spesso non troviamo parole adeguate. Forse perché il più delle volte non abbiamo bisogno di parlarne, ce le teniamo per noi e basta.

Se dovessi provare a spiegare il perché, se dovessi provare a descrivere ciò che sento risponderei così; gli occhi di un bambino, i sacrifici di una famiglia, il biglietto aereo di un amico che lascia la Sicilia, una bocca che urla senza emettere suono alcuno. E la sacrosanta voglia di vivere in un mondo senza ingiustizie e disuguaglianze.

Quando qualcuno fa del male alla collettività, quando qualcuno esercita il proprio potere per umiliare e assoggettare il più debole, allora quella persona lì, a poco a poco, diventa indifferente per me. Non esiste odio, non esiste rancore. Semplicemente la smarrisco dentro. Questo non significa arrendersi ma, al contrario, continuare la battaglia per la ricerca di verità e giustizia senza permettere a nessuno di tramutare una spinta positiva in logiche di vendetta. Bisogna restare umani, anche quando di fronte si ha qualcuno che al tuo posto non avrebbe avuto un minimo di pietà nei tuoi confronti. Restiamo umani perché la nostra vita ci descrive senza bisogno di ricercare le parole migliori.

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Arriva l’ora legale

Abbiamo portato in avanti le lancette degli orologi. È arrivata l’ora legale nel tempo in cui l’orologio della legalità avrebbe bisogno di un ottimo orologiaio. Viviamo e assistiamo a innumerevoli atti di illegalità, specie nella cosa pubblica. Trascorriamo diversi giorni dell’anno a commentare arresti, condividendo notizie giornalistiche, rinfacciandoci dei banali “io lo sapevo”, senza che nessuno faccia in modo che determinati atti possano non ripetersi più. In poco tempo però, nel giro di qualche giorno, tutto ritorna alla normalità e l’indignazione svanisce. Si farà finta di aver dimenticato e ai prossimi arresti ci si sorprenderà, ancora una volta e con molta ipocrisia, di cose che in realtà tutti sapevano e nessuno aveva mai denunciato.

Nella giornata in cui la parola “legale” viene ripetuta con più frequenza, arriva in nostro soccorso Papa Francesco:

“Far tacere i giovani è una tentazione sempre esistita e ci sono molti modi per rendere i giovani silenziosi, anestetizzarli e addormentarli perché non facciano rumore. Cari giovani, sta a voi la decisione”, “se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili, tante volte corrotti, stiamo zitti, se il mondo tace, vi domando: voi griderete? Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre”.

Pensate a quanto sarebbe bello far coincidere la modifica delle lancette con l’inizio di una ribellione legale, per vivere in un paese con pochi silenzi e molti giovani che sappiano parlare di più, indignarsi di più, sconvolgersi di più, rendendosi pericolosi agli occhi di chi di “legale” ha sempre avuto l’ora al polso, una volta l’anno.

Siamo sempre in tempo..

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Lascio il consiglio per lottare (più di prima)

E ce lo dici con un post?” Si, perché non voglio correre il rischio di commuovermi. Mi dimetto. Dal consiglio, dalla carica istituzionale ma non dalla lotta e dalla battaglia per la continua ricerca della verità. Non potrei mai disimpegnarmi in questo che, per me, è motivo di vita. Non è affatto un addio ma un arrivederci. Lascio per rispettare quanto detto durante la campagna elettorale per le regionali, a conferma che le parole, da qualche parte nell’universo, hanno ancora un valore.

Da quando faccio politica, con grande onore, sono sempre stato all’interno delle istituzioni. Ed è stato difficile, paradossalmente, conciliare il mio ruolo con la lotta civile. In tanti hanno pensato e continuano a pensare che ogni azione fosse finalizzata a un tornaconto elettorale. Questi pensieri, negli anni, mi hanno fatto soffrire spingendomi, spesso e volentieri, a farmi da parte per il bene della causa, a valutare se fosse opportuno dire una cosa invece di un’altra, se fosse il caso di farmi intervistare oppure no, se fosse giusto pronunciare la parola “no discarica” in un contesto piuttosto che in un altro. Ma nonostante i miei timori e gli infiniti dubbi penso di aver sempre lavorato a testa bassa, dalla parte degli ultimi, carico di quel senso dell’umorismo che è la qualità più bella che potessi coltivare. Leggevo da qualche parte che l’umorismo ti salva nei momenti difficili e se ce l’hai non puoi essere malvagio, non puoi essere volgare, non puoi essere presuntuoso. Con buona pace dei permalosi.

Da oggi mi sento libero di poter scrivere, condividere, parlare, manifestare senza essere qualcuno o rappresentare qualcosa. Da cittadino. E lascio dopo aver appreso e comunicato agli organi competenti notizie che, a mio modo di vedere, rendono questo Comune ancora più adombrato di quello che ogni cittadino potrebbe ritenere, a naso. Sarà la magistratura a valutare il da farsi ma, per quanto attiene il mio personale giudizio, sono in possesso di tutti gli elementi morali per decidere autonomamente che, con certa gente, non ho più voglia di condividere nulla. Neanche la stessa aula.

Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va, così ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà”, cantava De Andrè. Con questo brano che mi risuona in testa ho deciso di stare sul campo, con tanti altri compagni di lotta, libero dall’ingombro di far parte di questo consiglio comunale, così vicino a certe incresciose logiche di potere. Un consiglio in cui anche parlare è diventato difficile. Lascio spazio ad Anna Pesce; una donna che, ne sono certo, saprà rappresentare al meglio le istanze della comunità, comprese le mie (che strano da dire!).

Ringrazio tutte le persone che in questi nove anni mi sono state vicine. Famiglia, amici, conoscenti, sconosciuti, compagni di partito, di gruppo, di opposizione. Ringrazio i dipendenti comunali che mi hanno supportato e sopportato. Tutti quei politicanti che mi hanno avversato, anche ferocemente, perché hanno contribuito a plasmare la mia identità. Non mi dilungo nell’elencazione delle tante cose fatte in questi nove anni. Tra tutte non posso che essere orgoglioso di aver istituzionalizzato e popolarizzato la lotta contro la discarica. E non lo dico per assumerne la paternità, semmai lo faccio per rivendicarne la fraternità (che è cosa ben diversa) con tutti i miei concittadini, in maniera ecumenica e trasversale. Non si tratta dei titoli di coda (ne sarebbero felici alcuni), anzi tra poco più di un anno si svolgeranno le elezioni amministrative e c’è un paese da ricostruire e rendere umano.

Non guarderò indietro (perché ci sono già stato), guarderò in avanti per conoscere e calpestare luoghi, idee, sogni mai intrapresi prima. Con la sana follia che mi ha sempre guidato nelle scelte di tutti i giorni. Con la consapevolezza che la libertà e il coraggio siano più importanti del successo e della sudditanza politica.

Vi abbraccio tutti/e.

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Bentornato a casa Santone

Il tribunale del riesame ha accolto le richieste della difesa annullando l’ordine d’arresto per Pietro Capuana. In definitiva il Santone è stato scarcerato e adesso si trova agli arresti domiciliari a Motta, nello storico residence di via olimpia dove dimorano anche alcuni apostoli e fidati membri della setta. A quanto pare venerdì sera è stata organizzata una grande festa di bentornato a casa, come se le gravi accuse di molestie sessuali su minori non esistessero. Alla luce della sconvolgente notizia, un primo fatto rilevante è capire come e quando vengono effettuati i controlli su una persona sottoposta ad arresti domiciliari. Perché se è così semplice organizzare una festicciola senza che nessuno intervenga, aspettiamoci che le sedute religiose, i riti e le orazioni riprendano con regolarità, con tanto di fascino da arcangelo martirizzato (conquistato sul campo). Un secondo aspetto è quello relativo a chi organizza e partecipa a una presunta festa “Welcome Home Arcangelo”. Dopo le terribili accuse e le crude testimonianze, la setta si sarebbe dovuta disgregare, gli adepti sarebbero dovuti rinsavire, rendendosi conto del grande plagio a cui erano sottoposti, e avrebbero dovuto collaborare con la giustizia, denunciando altri abusi (non solo sessuali). Invece no. Loro sono rimasti sempre lì, in quel silenzio omertoso. Hanno aspettato, sofferto, sperato, magari hanno anche pregato; orfani del proprio idolo e, adesso, pervasi da una mistica felicità liberatoria, hanno festeggiato, come se il peggio fosse già alle spalle. Genitori, nonni, zii (come noi, come voi) che credono che tutte le accuse siano un complotto del demonio, una dura prova per la loro fede. Tutto molto surreale. Così come il pensiero che queste persone non solo hanno diritto al voto ma, negli anni, hanno anche avuto la forza di eleggere dei propri rappresentanti nelle istituzioni. Lui, il Santone, sarà anche l’ultimo amico di Gesù ma voi, membri della setta, siete i primi stronzi sulla faccia della terra. Perché rappresentate quella parte di mondo che frena e scoraggia chi quel mondo lo vorrebbe cambiare.

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Il tema è la lotta al bullismo

Sono stato alla sfilata di carnevale organizzata dalle scuole del mio paese. E’ stato un bel pomeriggio colorato, specialmente dai sorrisi e dall’allegria che solo i bambini riescono a trasmettere. Sono certo che dietro ogni singolo pezzetto di maschera ci sia stato un lavoro meticoloso da parte di genitori e parenti vari (i nonni e gli zii non mancano mai) e da parte delle maestre (per l’occasione nella simpatica veste di animatrici). Ma vorrei complimentarmi, anche e soprattutto, per il tema scelto. Uno striscione in testa al corteo recitava: “l’amicizia contro il bullismo“. L’amicizia del far parte della stessa classe, con gli stessi vestiti di carnevale, in una condizione di eguaglianza, senza distinzione di sesso, di razza e di religione, azzerando ogni differenza economica e sociale (come vorrebbe la nostra Costituzione, tra l’altro).

Amicizia significa anche empatia, solidarietà e lealtà, con la cognizione che i soggetti più deboli sono quelli da proteggere, da curare, da accudire. Ed è proprio questa la consapevolezza che andrebbe fatta sbocciare fin dai primi anni di vita, per evitare che cresca e maturi la becera filosofia del bullismo. Perché il piccolo bullo di oggi potrebbe divenire il grande bullo di domani, magari provando a mascherare la devianza con l’avanzare dell’esperienza, nonostante la prepotenza, l’arroganza e il disprezzo degli ultimi continueranno a stare alla base del suo codice comportamentale. Gli atti di infantile bullismo di oggi sono le disuguaglianze, le ingiustizie e le illegalità del futuro. Quelle che ancora dovranno realizzarsi ma che, in potenza, stanno già accadendo.

Allora facciamo in modo (discutendone anche in famiglia) che il bellissimo tema di questo carnevale dei bambini possa alimentare la cultura del rispetto, della tolleranza e del dialogo. Dovunque, che sia tra le mura di una scuola pubblica, di un centro danza o tra quelle di un municipio.

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Ancora sulla Senesi

Ritorno sul caso Senesi, dopo averne scritto in questo blog e dopo aver chiesto notizie in consiglio comunale. Vi avevo raccontato di un affidamento diretto da un milione e mezzo di euro senza gara d’appalto, di continue ordinanze contingibili e urgenti e di una normativa trasgredita senza pensarci due volte. Avevo chiesto al Sindaco perché, nel corso degli anni, non ha mai pensato di procedere a indire una gara d’appalto, visto che i tempi per avviarla ci sono stati. E come mai ha preferito continuare a oltranza con questa forma di ricorso temporaneo, superando di gran lunga il limite di due volte previsto dall’art. 191 comma 4 del D.Lgs. 152/2006.  Facendo ulteriori approfondimenti, dal 2014 a oggi, contiamo 6 ordinanze sindacali di affidamento diretto alla Senesi (per oltre un milione e mezzo di euro l’anno), anche nel periodo in cui la ditta fu colpita da interdittiva antimafia. L’ultima ordinanza, addirittura, non indica una scadenza e dal 31 marzo 2016 paghiamo mensilmente una fattura di 110.000 Euro per il servizio di raccolta dei rifiuti. Ancora nessuna risposta da parte dell’Amministrazione, a parte quella bestemmia in aula consiliare: “la mafia a Motta non esiste” (che brucia ancora). A tutto questo si aggiunge un altro elemento che andrebbe approfondito. Diversi mezzi di trasporto Senesi vengono parcheggiati e lavati in un’area privata fuori dal centro abitato di Motta che pare faccia capo a un parente del Sindaco. Si tratta solo di un caso? Tutto regolare? Da dove nasce il rapporto tra Senesi e amministrazione comunale? Attendiamo ancora delle risposte che non siano slogan, minacce o provocazioni.

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Libere/i e Uguali per l’indipendenza

Lo dicevo ieri in Assemblea a Catania a proposito di lista, candidature e programmi. Accolgo l’appello pubblicato sul sito di Possibile per rendere concreto il metodo Schwarz per la selezione laburista delle candidate e dei candidati. Inviando i curricula e presentando la propria candidatura all’assemblea territoriale che avrà il fondamentale compito di selezionare i profili migliori sulla base dell’esperienza maturata, del radicamento territoriale, della credibilità politica, delle competenze e delle qualità personali. Mi aspetto dunque una selezione aperta e trasparente, che possa superare i supposti equilibri tra i partiti e che possa offrire a questo percorso le donne e gli uomini migliori, libere/i e uguali.

Tenendo ben a mente il nome della lista. Un nome che emoziona e che vale già un programma, un impegno, un ideale da perseguire. E sotto il nome di Piero Grasso, per l’appunto, aggiungerei anche “per l’indipendenza”, che non è una forma di adesione a qualche movimento indipendentista ma è l’orizzonte politico del nostro impegno: la lotta per l’indipendenza dalla misera condizione di precarietà vissuta da milioni di persone nel nostro paese. Una precarietà che nasce dall’assenza di lavoro e cresce con l’assenza di vita. Chi vive la precarietà del lavoro vive la precarietà della vita e, di conseguenza, vive la dipendenza al dolore e alla sofferenza. E questo concetto, calato nella realtà, ha il sapore amaro della quotidianità. Non è indipendente chi non riesce a mantenere i costi di una macchina, chi non può permettersi di perdere la testa per una lei (o un lui) perché uscire la sera costa troppo, non è indipendente chi non riesce a dare ai propri figli ciò che vorrebbe, non è indipendente chi smette di studiare perché non può mantenere gli studi. Non è indipendente chi non ha il coraggio di essere libero, come scrive Vito Mancuso in uno dei suoi libri. E se ci sono persone meno libere di altre significa che non esiste uguaglianza.

Allora bisognerebbe partire dalla bellezza del nome “Liberi/e Uguali” che vale già tanto. Che è un nome costituzionale, femminista (foglioline o meno), antifascista, laico, ambientalista (foglioline o meno), per la riconversione ecologica dell’economia e per i diritti di tutte e di tutti. Ma anche e soprattutto per l’indipendenza, che è la battaglia per cui vale impegnarsi in questo progetto politico, superando dubbi, reticenze e malumori.

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Nasce l’associazione culturale As-Salàm

E ne sono felice. È stato bello osservare la sala del dongione normanno piena di gente. Mussulmani, ebrei, cattolici ma anche laici, come lo Stato. Lo stesso che dovrebbe garantire a ogni persona una pari dignità sociale, oltre al superamento di tutte le forme di discriminazione senza distinzione di sesso, di razza, di lingua e di religione. Eravamo tutti lì ad applaudire con le stesse mani, a guardare con gli stessi occhi, a dialogare con lo stesso spirito. Nella reciproca condizione di fratello e sorella. E dopo aver vissuto questa bella serata di incontro e integrazione non posso che pensare che la realtà nella quale viviamo è fortemente influenzata dall’idea di realtà che hanno gli altri. E per essere “altri” basta essere un partito politico e avere dei mass media che danno voce alla propaganda dell’intolleranza.

La nostra realtà è quella della pacifica e armoniosa convivenza con i fratelli mussulmani che non si organizzano in associazioni per pianificare l’instaurazione di un regime islamico, ma lo fanno per chiedere allo Stato (che resta sempre laico) il riconoscimento di quei diritti civili che consentirebbe di vivere la propria esistenza senza ostacoli di alcun tipo, così come vorrebbe la nostra Costituzione, tra l’altro. E invece siamo ancora qui a dover spiegare che un clima di odio, di terrore e di paura serve solo ad alimentare incomprensioni e a spingerci in direzione opposta a quella parola, ormai passata di moda, che si scrive e si legge: pace. La realtà degli “altri”, con lo sdoganamento nella scena pubblica di parole volgari e violente, serve solo ad alimentare il consenso elettorale dei partiti dell’odio che camuffano, dietro lo slogan della sicurezza, tutta la propria bassezza culturale.

Allora mi auguro che associazioni culturali di questo tipo, come As-Salàm (che, per l’appunto, significa “la pace”), possano essere strumento per studiare, approfondire e conoscere un popolo che, di certo, è diverso da noi, religiosamente parlando; ma che è uguale a noi nella richiesta di diritti, nell’esercizio dei doveri e nell’amore per la propria storia. Una storia di lotta, sacrifici, ingiustizie, ribellioni e conquiste. Una storia che può essere quella di ognuno di noi. Una storia che non va censurata e demonizzata ma che merita di essere raccontata e ascoltata con grande rispetto.

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