E se tutto è un sogno, continuiamo a sognare.

Ci siamo ubriacati di umanità e l’abbiamo fatto con consapevolezza. Abbiamo percorso tantissimi chilometri, accompagnati da donne e uomini liberi. In meno di quaranta giorni abbiamo raccolto 2355 voti, senza promettere nulla se non impegno e coerenza, sulla base di quei valori di cui siamo portatori sani. Abbiamo sofferto per quel seggio non assegnato a Catania che ci avrebbe consentito di costruire giorni migliori in Assemblea Regionale. Qualcuno ha pianto per questo, perché la politica è anche lacrime. Io ho sorriso perché fino a quaranta giorni fa non avrei mai potuto immaginare di poter vivere un’esperienza come questa. E credetemi, mi spiace più per le persone che mi stanno vicino che per il mio destino politico.

Adesso che fare? Pensavate fosse così facile costruire giorni migliori? Di certo non bisogna rassegnarsi, non lasciarsi travolgere dallo sconforto. Bisogna rilanciare, tramutando questo enorme risultato in qualcosa di più di un semplice numero a quattro cifre. Continueremo, così come abbiamo detto, a costruire nei territori, contro chi ha utilizzato la politica come un’accetta, per dividere le istituzioni dai cittadini, con arroganza, supponenza e sfrontataggine. Dobbiamo insistere, per fare emergere le competenze, la coerenza e la politica più bella, dispersa nei meandri della rassegnazione (e spesso dell’astensionismo); per consentire a chi farebbe amare la politica di ricoprire quelle cariche istituzionali che ci consentirebbero di costruire realmente dei giorni migliori per il nostro paese. E se tutto vi sembra un sogno non preoccupatevi. Continuate a sognare. E’ questa la strada.

Per questo, contro ogni scaramanzia, ci vediamo venerdì 17 novembre alle ore 18:30 presso l’Ostello degli Elefanti in via Etnea 28 (Catania). A breve pubblicheremo la locandina dell’evento con maggiori dettagli. 

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Club dell’ultimo voto (istruzioni per l’uso)

Sono aperte le iscrizioni e si chiuderanno il 5 novembre. Aderendo accetterai di lasciare la comodità del divano di casa, il cazzeggio su Facebook e il joystick della PlayStation. Tranquilli, non vi chiedo d’iniziare da lontano, fatelo dal pianerottolo di casa. Bussate alla porta del vicino per trovare un voto in più. Ne basta uno in più, per ogni testa, fino a giorno 5 (si accettano anche cifre più cospicue, per carità).

Fatto questo scorrete la rubrica del vostro telefonino e contattate tutte le persone che avete sentito in questi giorni per ricordargli come si vota, oltre quelle che per imbarazzo o garbo non avete ancora contattato. Fatelo, senza timore. Perché chi il voto lo pretende non possiede la nostra stessa delicatezza ma il più delle volte (ahimè) prende anche più voti.

Se tutti noi, affezionatissimi, facessimo queste due operazioni per i restanti giorni che conducono al 5 novembre, di certo concluderemmo la nostra campagna elettorale con la consapevolezza di aver fatto il massimo. Al resto, ci penserà il voto libero, l’opinione e lo splendido lavoro fatto in queste settimane. Si vota mettendo una X sul simbolo “Cento Passi per la Sicilia” e scrivendo FESTA. Che oltre a essere il mio cognome è anche una promessa.

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#storieribelli con Alfio Platania e i costi dell’antimafia 

Incontro Alfio a Belpasso. Lui è un ragazzo che la mafia la sfida a viso aperto, con il sorriso tipico degli uomini che sono consapevoli del peso della propria sfida ma che preferiscono sminuire tutto con l’ironia. Per alleggerire la propria vita e quella di chi ti sta vicino. L’ho visto romantico e sognatore andare nelle scuole a parlare di lotta alla mafia, riempiendo cuore e coscienze di bambini e ragazzini. L’ho visto forte e caparbio fare volantinaggio a Belpasso per chiedere ai commercianti locali di non pagare più il pizzo. 

Con lui sto conducendo questa campagna elettorale, con grande orgoglio. E con lui, proprio oggi, ho discusso dei costi dell’antimafia (spesso di facciata) in Sicilia. 

Sono 12.480 i beni sottratti alla mafia e restituiti alla collettività. Restituiti grazie all’applicazione della legge n. 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che prevede l’assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti – Associazioni, Cooperative, Comuni, Province e Regioni – in grado di renderli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro.In questi anni, abbiamo capito che se vogliamo veramente colpire al cuore la criminalità organizzata dobbiamo partire dei beni confiscati. Ma purtroppo non sempre ci siamo riusciti. 

Quando parliamo di beni confiscati, parliamo di un patrimonio inestimabile.Parliamo della vita di migliaia di lavoratori. In Italia ci sono 17.838 aziende confiscati con un totale di quasi 250mila addetti e un valore di 21,7 miliardi. 

Peccato che il 87% delle imprese sottratte alla criminalità finisce infatti per fallire, lasciando una scia di disoccupazione e di costi per le casse pubbliche. Gli esempi più eclatanti l’abbiamo nella nostra provincia con il caso della “Riela Group”, la più grande azienda di trasporti su gomme della Sicilia Orientale che fallì dopo la confisca da parte dello stato, e con il caso “La.Ra.” di cui mi sono ampiamente occupato in passato. 

Per far fronte a questo fenomeno che sancisce la sconfitta dello Stato contro la mafia, (perchè parliamoci chiaro, quando un’azienda confiscata chiude, lo Stato ha perso) tra le misure approvate nel nuovo codice antimafia ci sono:

-favorire la ripresa delle aziende sottoposte a sequestro, in particolare con l’istituzione di un fondo di rotazione e di altre agevolazioni che permettano loro di disporre delle risorse necessarie e attraverso una più puntuale valutazione delle condizioni necessarie per la prosecuzione dell’attività;

-garantire una maggiore trasparenza e rotazione nella scelta degli amministratori giudiziari e competenze idonee allo svolgimento dell’incarico assegnato.

Il “caso Sauguto” ha dimostrato inequivocabilmente che ci sono stati ( e probabilmente ci sono ancora) amministratori giudiziari che hanno usato l’antimafia per creare un vero sistema di potere clientelare.

Altra storia per gli immobili (terreni, abitazioni, etc). In questi anni abbiamo assistito ad un antimafia poco trasparente. Infatti fino a qualche tempo fa erano pochissimi i comuni che possedevano un Regolamento per le assegnazioni dei beni confiscati. 

Ormai l’antimafia ha un costo troppo alto che lo Stato non può (o non vuole) più sostenere. L’antimafia vera, quella civica, ormai è quasi totalmente scomparsa, lasciando spazio all’antimafia di passerella, di facciata e parolaia. Dobbiamo fermarci e riscoprire la vera antimafia. Quella delle lenzuola bianca. Quella che è scesa in piazza dopo le stragi del ‘92-93. Solo così saremo degni del sacrificio di chi ha pagato con la vita la difesa di questa bella e martoriata terra.

#storieribelli con Pippo Civati e gli affezionatissimi

Dormo qualche ora più del solito. Sveglia alle 9.30. Faccio colazione e inizio a pensare alla giornata che ci attende. Alle 13.00 arriva Pippo Civati in aeroporto. La macchina la mette a disposizione Emanuele, i posti sono occupati da me, Laura e, per l’appunto, Pippo. Nel parcheggio dell’aeroporto, prima di salire in auto, ci ferma una persona che dice di abitare a Paternò: “ma tu sei Pippo Civati!” e rivolgendosi a me: “Festa, non mi riconosci? Sono un tuo elettore“. No che non l’avevo riconosciuto ma l’affetto gratuito e caloroso ci spiazza, tanto da far dire a Pippo: “se iniziamo così abbiamo già vinto“.

Ci dirigiamo verso lo stabilimento della ST. Alla 14 siamo sul posto. Emanuele riconosce un amico e parliamo qualche minuto con lui, dice di votarci e ci offre dei grissini che accettiamo volentieri. Poi tante persone, tanti sorrisi, tante pacche sulle spalle ma anche tanta, troppa indifferenza. In un primo momento sembra un muro invalicabile (qualcuno è anche sgarbato) ma poi basta poco, una battuta di Emanuele o una risposta franca di Pippo per far crollare quella barriera che divide la politica dal mondo reale. Allora dovremmo ripartire da queste esperienze umane, prima ancora che politiche, per capire che bisognerebbe tornare all’ascolto, semplice e genuino, alla presenza fisica (non solo social) e al coraggio di affrontare la realtà così com’è, nuda e cruda, rischiando di prendere qualche insulto in più pur di rubare mattoncini da quel terribile muro divisorio, quello della rassegnazione.

Dopo aver pranzato si parte per Scordia. Il navigatore ci fa percorrere la strada di Vaccarizzo e così ci troviamo a costeggiare la discarica di Lentini, in tutta la sua desolante bruttezza. In auto ci si confronta su come sia assurdo che la Sicilia, fanalino di coda per raccolta differenziata (solo il 15%), possa ancora pensare di seppellire rifiuti come se non ci fosse un domani (e quel domani porterebbe il nome dei nostri figli). A Scordia prendiamo un caffè, Pippo divide un cannolo alla ricotta con Laura, mentre un signore, riconoscendo Civati, si lamenta di come sia divenuta dura la vita nei campi, tra mano d’opera a bassissimo costo e politiche dei grandi latifondi (e qui l’UE non è che sia di grande aiuto). A Scordia, al centro di aggregazione giovanile, presentiamo la nostra candidatura con Pippo Centamore e Nuccio Valenti. Parliamo di lotta, di valori perduti e valori da conquistare, di unità a sinistra, degli incubi peggiori e dei sogni migliori per la nostra terra. Tra i presenti incrocio lo sguardo di tanti compagni di lotta, prima dentro il Pd, poi fuori. Non posso che sentirmi a casa.

A Catania ci aspettavano già da qualche minuto. Tante persone. La serata va benissimo, come testimoniano le foto. Parliamo delle cose che ci siamo dette in queste settimane di campagna elettorale. Dell’importanza del messaggio politico che ne deriverebbe dalla nostra elezione. Tutte le volte che, in direzione contraria, assumevamo delle posizioni politiche forti ci veniva sentenziato, dalle grandi menti Pd, che ci stavamo “bruciando“. Per tutte le volte che me l’hanno detto avrei dovuto avere il corpo pieno di ustioni. Invece siamo qui, fieri della nostra storia e del nostro percorso. Pronto a farlo divenire patrimonio politico, esempio di ribellione contro una classe dirigente troppo impegnata a guardare il proprio personalissimo destino. La vittoria del 5 novembre rappresenterebbe un momento di riscatto, per tutti quelli che lottano, per tutti quelli che prendono le batoste ma nonostante tutto restano lì, dalla stessa parte, quella degli ultimi. Per costruire giorni migliori, con Pippo, Emanuele, Santo, Laura, Domenico, Anna, Massimo, Nuccio, Maria e tutte le bellissime persone, donne e uomini liberi, che stanno rendendo migliore questa umanissima campagna elettorale.

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#storieribelli e diritto alla retribuzione per i tirocini professionali 

Tra le tante cose strane che succedono nella nostra terra c’è pure che in alcuni casi sei obbligato a lavorare, ma gratis. O meglio, senza nulla che ti dia il diritto ad una retribuzione. Questo accade per la quasi totaità dei tirocini professionali per le professioni intelettuali, come gli avvocati, ad esempio. Accade che devi lavorare per 6, 12 o 18 mesi dopo la laurea per poterti abilitare e che lo studio professionale “ospitante” non può o non ha intenzione di riconoscerti alcun compenso. Quanti amici e parenti conosciamo che lavorano, con grande impegno, in uno studio professionale senza poter godere della soddisfazione di ricevere una gratificante paga? Tantissimi purtroppo. E questo, oltre a essere una gigantesca ingiustizia, è anche un pericoloso meccanismo che potrebbe scoraggiare i giovani studenti a credere nel valore dello studio e della formazione. Insomma, dopo la laurea, si va incontro al desolante destino di un purgatorio professionale. A tal proposito sono orgoglioso di poter firmare un’impegnativa per un DDL che spezzi tutto questo. Il comitato No Riforma Forense, il CNPA e Generazione Y (tre associazioni di giovani professionisti) hanno redatto un Ddl che impegnerebbe la Regione ad utilizzare i fondi stanziati dall’UE proprio per queste ragioni (ne esiste una forma simile in Toscana). In Sicilia abbiamo la possibilità di dare giustizia. Non lo si è fatto ad oggi solo per disinteresse ma dal 6 novembre non sarà più così! Il lavoro deve essere retribuito. Quello obbligatorio e gratutito è sfruttamento, è schiavitù. 

#storieribelli e cannabis terapeutica

Abbiamo preso un caffè con Giuseppe Brancatelli, presidente dell’Associazione BisTer Cannabis Terapeutica Catania. Un grande uomo che da parecchi anni cura i propri genitori somministrando loro dell’olio d’oliva alla cannabis. Proprio così. E da quando Giuseppe prepara loro questo olio è stata sospesa la somministrazione di tutti gli altri farmaci assunti fino a quel momento. Una vera e propria disobbedienza civile per informare le istituzioni sulle proprietà terapeutiche della cannabis.

Intanto in parlamento è stata approvato un testo di legge in versione ridotta con una norma minima sulla cannabis ad uso medico e senza la possibilità di coltivare piante nemmeno a fini terapeutici.

In Sicilia la giunta regionale, così come è documentato sul sito dell’associazione Luca Coscioni, ha emanato il 26 marzo 2014 la delibera n.83: “Erogazione dei medicinali e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”. Secondo tale provvedimento qualora l’inizio del trattamento avvenga in una struttura ospedaliera o ad essa assimilabile, i medicinali cannabinoidi sono acquistati dalla farmacia della struttura e posti a carico della stessa. Il paziente può proseguire il trattamento in ambito domiciliare sulla base della prescrizione dello specialista ospedaliero che lo ha in cura; in tal caso la fornitura del medicinale è assicurata dalla stessa struttura sul cui bilancio graverà la relativa spesa. La delibera prevede, inoltre, l’onere di pubblicare periodicamente sul sito istituzionale dell’Assessorato alla Salute i dati relativi al numero di pazienti trattati ed alla spesa. La Giunta Regionale si sarebbe impegnata anche a favorire la diffusione della conoscenza delle evidenze scientifiche più aggiornate sull’efficacia e sicurezza dei trattamenti con medicinali cannabinoidi, anche attraverso una specifica informazione ai medici e ai farmacisti. Infine, sempre la Giunta siciliana si sarebbe impegnata a valutare la possibilità di contenimento dei costi attivando convenzioni o specifici progetti pilota con centri e istituti nazionali autorizzati, ai sensi della normativa statale, alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi.

Chiaramente, ad oggi, più un impegno sulla carta che un sostegno sostanziale. Infatti il farmaco, tranne in alcuni specifici casi, è a totale carico del malato e di difficile reperimento, dal momento che il tariffario nazionale impone un prezzo di 9 euro per grammo. Un prezzo troppo basso per starci dentro visto che la cannabis viene acquistata dalle farmacie al prezzo di 8,39 euro dal Dipartimento chimico militare. Un margine di guadagno ridicolo, considerando che a quel prezzo bisognerebbe aggiungere le ore di lavorazione del prodotto.

Anche lottare per la cannabis terapeutica significa stare dalla parte degli ultimi. Dalla parte dei sofferenti e degli ammalati, che chiedono solo di potersi curare ( .. non di guarire!) da malattie invalidanti neurodegenerative, tumori, alzheimer, sclerosi multipla, sla, epilessia, fibrosi mialgica, per tornare a vivere avendo il controllo del proprio corpo e senza immunodepressori a vita. Lo faremo alla Regione per fare in modo che i preparati galenici (e non solo) a base di cannabis siano a carico del sistema sanitario regionale.

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#storieribelli. No inceneritore a Biancavilla

Siamo stati a Biancavilla, insieme a Claudio Fava, per ascoltare il comitato no inceneritore di Biancavilla. Uno scellerato progetto per la realizzazione di un inceneritore e di un impianto di trattamento dei rifiuti in contrada “Trigona-Piano Rinazze” a sud del centro abitato di Biancavilla. Un progetto in zona agricola, con vincolo idrogeologico, a poche centinaia di metri dagli agrumeti, dagli uliveti e dai terreni destinati a coltura, dove nascono e crescono diversi prodotti DOP e IGP, eccellenze siciliane. Un progetto che devasterebbe il territorio, nell’ottica bacata che vede il rifiuto come un prodotto da abbancare in discarica o da bruciare nei forni di grandi impianti industriali. Abbiamo portato la nostra esperienza in materia, facendo notare che il piano regionale dei rifiuti, nonostante sia da rifare, non ammette la presenza sul nostro territorio di impianti di questo genere. Un progetto già denunciato dal Presidio Partecipativo del Patto del Fiume Simeto a giugno di quest’anno, dopo l’analogo progetto contestato a Motta S.Anastasia il 14/01/2017, combattuto e vinto. Bisogna allora partire, come in tutto, dalla sensibilizzazione delle comunità investire da questo progetto, organizzando assemblee cittadine e costringendo la politica, che spesso tace con complicità, a stare sulla posizione delle richieste popolari. Le storie del nostro territorio viste da vicino hanno sempre dei protagonisti ribelli, pronti a contrastare il potente di turno, anche a costo di apparire antipatici. Oggi ho avuto l’onore di conoscerne alcuni.

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#caffècorretto a Maniace

Oggi il caffè a Maniace aveva un sapore diverso, più intenso. Ma i problemi discussi con Gabriele e gli altri ragazzi, purtroppo, avevano lo stesso sapore. Un sapore amaro con retrogusto di incompetenza. Un paese abbandonato agli egoismi e agli egocentrismi di amministratori locali, incapaci di dare a Maniace una prospettiva regionale ed europea. Un paese che rimanda alle tradizioni del passato, all’agricoltura, alla pastorizia, alla produzione artigianale. Paesaggi mozzafiato e un potenziale turistico mai saputo sfruttare, con una sola via d’accesso (e di fuga) dal paese e con una scarsissima, se non nulla, pulizia dei fiumi. Un paese che non ha una rete fognaria e non ha acqua potabile. Un paese in cui la parola trasparenza non è mai andata di moda. Un paese, come molti, tra i mille problemi ma che continua a essere oggetto di promesse elettorali e false speranze, alimentando apatia e delusione nella politica. Basterebbe invece che ragazzi come Gabriele e il suo gruppo iniziassero a lottare (come solo loro sanno fare) per la propria comunità, con la stessa forza, lo stesso coraggio, la stessa determinazione, la stessa generosità che ho visto nei loro occhi quando parlavano del proprio paese. Sognatori e lottatori. Gli stessi occhi che incontro nelle storie ribelli di ogni territorio e che, mi auguro, possano unirsi in una grande narrazione collettiva.

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Parte la campagna #caffècorretto

Manca poco meno di un mese al voto regionale. Gli impegni e gli appuntamenti in giro per la provincia non mancheranno. Il nostro splendido gruppo continua a crescere e incontrare tutti i nuovi compagni di strada, nei diversi comuni della provincia, diviene sempre più complicato. Così abbiamo pensato di avviare una campagna che possa fare tappe veloci ma efficaci. Abbiamo deciso di chiamarla #caffècorretto.

#caffècorretto perché non abbiamo la possibilità di affittare grandi sale, offrire buone cene o pagare cose (pare che secondo alcuni i voti si prendano così). Ma non per questo ci riteniamo fuori dalla competizione elettorale, non per questo ci riteniamo inferiori a chi pensa che senza grosse risorse non si vincano le elezioni. Allora mettiamola così, prenderemo un caffè in compagnia di tutti quelli che il caffè lo vorranno prendere corretto. Ma con una dose di buona politica.

Sarà nostra cura pubblicare tutte le tappe del nostro tour #caffècorretto in giro per la provincia. Con la speranza di poter rientrare a casa ubriachi di idee e di buone pratiche.

La prima tappa del #caffècorretto sarà domani, sabato 14, alle ore 17:00 a Maniace.

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Maschi contro Uomini

Stavolta è avvenuta a pochi passi da casa. A Misterbianco. Un’altra terribile violenza e un altro corpo mortificato, umiliato, calpestato. E’ strana la sensazione che si prova al pensiero che, probabilmente, questi “maschi” li avrò almeno una volta incrociati, scontrati, osservati durante qualche passeggiata a Misterbianco. E magari li avrò anche ignorati. Perché saranno stati individui terribilmente normali, come se ne incontrano tanti durante una giornata qualunque. Oggi li definiamo “bestie” ma fino a domenica sera erano “ragazzi” e questo a conferma di come il demone latente della violenza sulle donne possa manifestarsi quando meno ce lo aspettiamo, nascondendosi, anche per anni, dietro il volto simpatico di una battuta sessista o di un comportamento equivoco.

Condivido pienamente il comunicato pubblicato dall’Udi Catania, quando si scrive che “La battaglia e il coraggio delle donne non bastano. È tempo che tutti gli uomini accettino di diventare adulti e responsabili. È tempo che gli uomini violenti e gli stupratori siano emarginati dagli altri uomini“. E mi sembra che proprio in questo senso sia stata organizzata, dagli uomini autoconvocati dall’Avvocato Goffredo D’Antona, la bella manifestazione di venerdì sera in Piazza Stesicoro: “Stop violenza sulle donne“.

Ma bisogna anche dire che il primo passo per divenire uomini adulti è appropriarsi del problema femminicidio, senza averne timore. Parlandone con serietà ed evitando commenti leggeri, condannando chi ritiene che la colpa, in un modo o nell’altro sia sempre della “femmina”, sensibilizzando i più insensibili (che sminuendo diventano complici), manifestando in piazza senza vergogna (come la manifestazione di venerdì scorso), contrastando quel machismo che tende a etichettare il problema come esclusivo del mondo femminile. Iniziamo da questo, dal problema culturale, dallo scontro tra uomini adulti e maschi. Poi, subito dopo, parliamo di altro. Della carenza di fondi per i centri antiviolenza, per esempio, e di quanto sia assente la politica in tutto questo.

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